Siamo assolutamente convinti che il nostro lavoro sia utile. Abbiamo visto centinaia di persone accedere ai nostri corsi, frequentare ed acquisire nuovi know-how. Siamo perfettamente consapevoli tuttavia che quello che noi facciamo non trova rispondenza nell’economia territoriale. Ma questo è un altro discorso e per questo non abbiamo colpe.

Le colpe, invece, delle falle nel sistema le voglio attribuire a noi! Noi che, almeno una volta al giorno, torniamo a casa dal lavoro e ci chiediamo il perché. Il perché di questo furto di dignità, che ci viene perpetrato da ignoti, proprio perché non si sa mai a chi attribuire la responsabilità di tutto questo. Invece decine di volte al giorno ci siamo chiesti se sia giusto pazientare, aspettare rimanendo inermi nella speranza che tutto si aggiusti, ancora una volta, “…come sempre accade”, direbbero alcuni.

Nessun’altro, all’infuori di noi stessi, tiene conto di un fattore fondamentale che ci porta, oggi più che mai, ad urlare la rabbia che esce fuori dalle nostre gole: il bisogno. Questa creatura amorfa, viscida, insidiosa e prepotente, che ci vessa giorno per giorno, aggredendo la nostra vita, insieme a quella dei nostri familiari, sottoponendo a dura prova la nostra stessa serenità. Perché, ci ripetiamo, perché non abbiamo un riferimento, uno straccio di interlocutore attendibile a cui sottoporre un unico interrogativo: qual è il nostro presente e quale sarà il nostro futuro?

Ed ecco che dal bisogno sempre più incessante nasce la spontaneità di chi vuole riunirsi, vuole parlare, vuole confrontarsi e vuole quindi lottare per il ripristino della dignità di lavoratori, dignità che ci è stata molto spesso oltraggiata e portata via da chi, forse, non ha e non condivide lo stesso bisogno. Questo gruppo nasce quindi spontaneamente, senza arrogarsi alcun ruolo di rappresentatività, se non quella di ognuno di noi, a prescindere dalle sigle sindacali a cui eventualmente siamo iscritti, non perché non rispettiamo la titolarità delle O.O.S.S., ma solo perché finalmente vorremmo essere osservatori attivi e diretti difensori dei nostri interessi. Senza ipocrisie, comunque, dobbiamo evidenziare come i  sindacati, che da decenni sono perfettamente integrati nello stato, come se fossero degli enti pubblici, fin troppo spesso, alla difesa degli interessi del lavoratore, appaiono prediligere la salvaguardia del loro ruolo, in alcuni casi in una becera intesa con i manager degli enti e degli assessorati, ostentando la muscolosità delle masse, che, al momento giusto, riescono a portare in piazza, per poi salire, alla fine, quei quattro gatti regionali che assurgono alla stanza dei bottoni.

Pur tuttavia, non contestiamo il loro merito, ma il loro metodo, che spesso appare farraginoso e dispersivo.  Per giunta, oggi i sindacati sono divisi: è finito l’idillio della confederazione, che perlomeno però riuniva anche i lavoratori. Ma com’è possibile che esistano idee e opinioni diverse sulla mortificazione della dignità umana? 
Ma, proprio perché dei sindacati rispettiamo il ruolo, metteremo su questo blog ogni loro comunicato, ogni documento da loro pubblicato, che riguardi la formazione professionale in Sicilia, al fine di mettere chi ci legge nelle condizioni di discernere autonomamente tutte le informazioni diffuse, lasciando libera qualsiasi opinione e qualsiasi commento, che potrà peraltro essere inserito su questo sito.

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